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sabato 17 maggio 2008
mercoledì 7 maggio 2008
ES
Eugenio Scalfari. In questi ultimi 3-4 anni durante i quali ho sviluppato una coscienza più critica mi era via via apparso sempre più ambiguo. Ci sono personaggi che per autorevolezza, per cultura, per esposizione, si tende a ritenere "molto" (relativamente) super-partes, per me Scalfari era così. Prima. Adesso non più.
L'ultimo suo editoriale, del 4 maggio su La Repubblica, mi aveva un pò innervosito nel passaggio: "[...] Il Parlamento fu abolito, i partiti dissolti salvo il suo [di Mussolini ndr] che fu identificato con lo Stato, la libera stampa mandata in soffitta, come ha auspicato Beppe Grillo e le centinaia di migliaia dei suoi seguaci paganti nel "Vaffa-day" del 25 aprile. [...]".
Un passaggio tremendo nel quale Scalfari si contraddice e contraddice la verità in maniera indecorosa. Grillo ed i suoi "seguaci" (non paganti, ho fatto tutto gratis e a lui non ho dato un soldo bucato) cercano di liberarla la stampa. Mi si deve spiegare come il voler abolire l'ordine dei giornalisti introdotto da Mussolini, fascista, sia fascista ed auspicio di mancanza di libertà.
D'altra parte io non sono nemmeno un seguace di Grillo, sono all'opposto in importanti temi (ad esempio sono PER il finanziamento pubblico ai partiti, sono PER il finanziamento pubblico all'editoria ma quella ONLUS non quella SPA, sono PER la pubblicazione dei redditi sebbene con regole e modalità, come dice la legge, adeguate). Ma per Scalfari Grillo è il demonio. Grillo è ambiguo ma nei suoi soliloqui senza contraddittorio parla e mette in luce anche fatti veri e verificabili, non solo opinioni: i condannati in parlamento è un fatto; il finanziamento indiscriminato all'editoria è un fatto; ecc ecc.
Il post di Grillo oggi è illuminante di quanto anche Scalfari sia ambiguo e certamente non meritevole del riguardo che ha in giro. Non che io sia per gli attacchi ad personam, anzi, è evidente che Grillo ha deciso di difendersi attaccando; fa bene a mio parere, considerato che scredita anche i pseudo-seguaci e glissa totalmente sui dati di fatto che accennavo.
Viva la libertà di stampa. Il quarto potere ai cittadini, non hai partiti.
sabato 3 maggio 2008
Reddito ad personam
"Prima ti ignorano
poi ti deridono
poi ti combattono.
Poi vinci"
M.K. Gandhi
- Povero Grillo.
Era così scontato che i giornali lo attaccassero che l'unica cosa che mi stupisce è il numero di quanti frequentatori del blog di Grillo siano influenzabili da attacchi ad personam.
Sembra che essere ricchi sia una colpa. Chi è ricco non può criticare.
Se Grillo è ricco, 70 parlamentari condannati non lo sono più, diventano verginelle?
Se Grillo è ricco, 1 miliardo di soldi pubblici non vanno più a giornali privati?
Se Grillo è ricco, gli inceneritori sputano lavanda piuttosto che diossina e cancro?
Se Grillo è ricco, l'informazione in Italia diventa plurale e libera, Mediaset e Rai diventano indipendenti?
Se Grillo è ricco, Telecom, Parmalat, bond argentini, conflitti di interessi, società controllate con stessi proprietari delle controllanti, diventano quisquilie?
Se Grillo è ricco, i precari devono essere felici o forse devono al massimo essere più incazzati ancora??
Forse è più facile difendere diverse migliaia di persone con gli stracci, difendere ed organizzare alcune battaglie etiche e morali senza una lira, organizzare una contro(vera)-informazione senza mezzi, difendersi da attacchi legali con difese d'ufficio?
A me sembra tremendamente immorale giudicare una persona dal suo reddito.
Ma l'elemento che più mi fa arrabbiare è non conoscere i mezzi che la ragione ci mette a disposizione per manipolare persone e pensieri. Esiste tutta una categoria che permette di "avere ragione", tra questi l'attacco ad personam (attaccare la persona e non le specifiche iniziative, idee, contro-argomentando), fatto praticamente da tutti i giornali (il commento de la repubblica del 26 aprile mi fa accapponare la pelle, ed è proprio un esempio pratico di questa tecnica).
Nello specifico è così evidente che la questione del reddito sia ampiamente opinabile, che semplicemente non si può certo decidere con leggerezza se renderlo pubblico o no. Di fatto ho perso tempo a farmi io stesso una opinione, le posizioni di fondo sono due: 1) SI per maggiore trasparenza e per combattere l'evasione tramite l'esposizione in pubblica gogna (quindi permettendo segnalazioni più facili e realizzando pressione sociale); 2) NO perchè è un dato personale e permette alla malavita di ricattare con più facilità i commercianti conoscendone i redditi e mettendo altre persone a rischio sequestri.
Poi ci sono le sfumature. Ecco, la mia posizione è sfumata: si dovrebbe pubblicare, obbligatoriamente, il reddito di chi guadagna, diciamo, meno di 20 mila euro, quelli più alti solo se firmano una liberatoria. Ovviamente si può anche scegliere un valore diverso.
In questo modo se il tuo vicino è in lista ma ha il mercedes, evidentemente l'effetto pressione sociale e segnalazione è ancora garantito, invece un malavitoso non può farsi un'idea precisa del reddito di chi guadagna di più di una cifra certamente non da riccone: il barista del centro potrebbe guadagnare 20.100 euro, che non è roba certamente da nababbi.








